ASSOCIAZIONE/ Gli aumenti continui del gasolio preoccupano rispetto ai costi dei servizi
Christian Sensi: «credo il Governo dovrebbe farsi carico di varare un’azione strutturale per sostenere i soggetti che operano nel Terzo settore. Potrebbero abbattere o eliminare l’Iva, che non possiamo compensare, oppure agire sulle accise, non sta a noi prendere le decisioni»
Anpas Humanitas Grosseto è seriamente preoccupata dell’impatto che sul proprio bilancio potrà avere a chiusura dell’anno l’aumento
costante dei prezzi del gasolio, col quale vengono riforniti i 13 mezzi dell’associazione dedicati ad effettuare i trasporti sanitari e sociali.
«Sin dal marzo scorso, anche se con un andamento altalenante, abbiamo constatato che la crisi dello stretto di Hormuz ci creava qualche complicazione nel gestire la liquidità rispetto alle spese che sosteniamo per il rifornimento dei mezzi. – spiega il presidente dell’associazione di volontariato, Christian Sensi – Ma il problema si è ingigantito proprio nelle ultime settimane, con i prezzi alla pompa dei distributori che oramai sono stabilmente sopra i 2 euro al litro per il gasolio. E quello che non ci fa stare per nulla tranquilli sono le previsioni per il prossimo autunno, nel corso del quale è prevista una ulteriore recrudescenza dei prezzi, perché all’orizzonte non si intravede una soluzione per la crisi nello stretto».
Humanitas Grosseto, che attualmente conta su 13 veicoli fra ambulanze, mezzi attrezzati, furgoni e auto, nel 2025 se l’è cavata spendendo in media 3.000 euro al mese per l’acquisto di gasolio (36mila all’anno). Coi mezzi impegnati per i servizi di emergenza/urgenza, trasporto sociale e attività di Protezione civile.
«Negli ultimi 5 anni – aggiunge il presidente – abbiamo visto costantemente crescere il numero dei servizi sociosanitari, che oramai sfiorano i 12.000 viaggi all’anno. Che naturalmente si traducono in un costo di produzione tutt’altro che indifferente per l’associazione. Per avere un po’ più di elasticità, quest’anno abbiamo anche chiuso accordi di fornitura con 4 stazioni di rifornimento, che ci consentono di gestire i pagamenti con maggiore duttilità. Ma se il rally dei prezzi non si arresterà, anche questa strategia risulterà un palliativo».
Quello di Anpas Humanitas è anche il problema di tutto il mondo dell’associazionismo che garantisce i servizi di emergenza urgenza ed i trasporti sociali per conto del sistema sanitario. «Tenuto conto della rilevanza sociale delle nostre attività, e del fatto che comunque facciamo risparmiare risorse ingenti al sistema pubblico grazie al lavoro gratuito dei nostri volontari, credo il Governo dovrebbe farsi carico di varare un’azione strutturale per sostenere questo tipo di soggetti che operano nel Terzo settore. Potrebbero abbattere o eliminare l’Iva, che non possiamo compensare, oppure agire sulle accise, non sta a noi prendere le decisioni. Ma è chiaro – conclude Sensi – che questo problema non può continuare ad essere ignorato, perché ci potremmo trovare nelle condizioni di dover ridurre drasticamente il numero di trasporti che finora abbiamo garantito».
#anpashumanitasgrosseto – Aiutaci a incrementare e nostre attività sociali a servizio della comunità…
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Christian Sensi: «credo il Governo dovrebbe farsi carico di varare un’azione strutturale per sostenere i soggetti che operano nel Terzo settore. Potrebbero abbattere o eliminare l’Iva, che non possiamo compensare, oppure agire sulle accise, non sta a noi prendere le decisioni»
Anpas Humanitas Grosseto è seriamente preoccupata dell’impatto che sul proprio bilancio potrà avere a chiusura dell’anno l’aumento
costante dei prezzi del gasolio, col quale vengono riforniti i 13 mezzi dell’associazione dedicati ad effettuare i trasporti sanitari e sociali.
«Sin dal marzo scorso, anche se con un andamento altalenante, abbiamo constatato che la crisi dello stretto di Hormuz ci creava qualche complicazione nel gestire la liquidità rispetto alle spese che sosteniamo per il rifornimento dei mezzi. – spiega il presidente dell’associazione di volontariato, Christian Sensi – Ma il problema si è ingigantito proprio nelle ultime settimane, con i prezzi alla pompa dei distributori che oramai sono stabilmente sopra i 2 euro al litro per il gasolio. E quello che non ci fa stare per nulla tranquilli sono le previsioni per il prossimo autunno, nel corso del quale è prevista una ulteriore recrudescenza dei prezzi, perché all’orizzonte non si intravede una soluzione per la crisi nello stretto».
Humanitas Grosseto, che attualmente conta su 13 veicoli fra ambulanze, mezzi attrezzati, furgoni e auto, nel 2025 se l’è cavata spendendo in media 3.000 euro al mese per l’acquisto di gasolio (36mila all’anno). Coi mezzi impegnati per i servizi di emergenza/urgenza, trasporto sociale e attività di Protezione civile.
«Negli ultimi 5 anni – aggiunge il presidente – abbiamo visto costantemente crescere il numero dei servizi sociosanitari, che oramai sfiorano i 12.000 viaggi all’anno. Che naturalmente si traducono in un costo di produzione tutt’altro che indifferente per l’associazione. Per avere un po’ più di elasticità, quest’anno abbiamo anche chiuso accordi di fornitura con 4 stazioni di rifornimento, che ci consentono di gestire i pagamenti con maggiore duttilità. Ma se il rally dei prezzi non si arresterà, anche questa strategia risulterà un palliativo».
Quello di Anpas Humanitas è anche il problema di tutto il mondo dell’associazionismo che garantisce i servizi di emergenza urgenza ed i trasporti sociali per conto del sistema sanitario. «Tenuto conto della rilevanza sociale delle nostre attività, e del fatto che comunque facciamo risparmiare risorse ingenti al sistema pubblico grazie al lavoro gratuito dei nostri volontari, credo il Governo dovrebbe farsi carico di varare un’azione strutturale per sostenere questo tipo di soggetti che operano nel Terzo settore. Potrebbero abbattere o eliminare l’Iva, che non possiamo compensare, oppure agire sulle accise, non sta a noi prendere le decisioni. Ma è chiaro – conclude Sensi – che questo problema non può continuare ad essere ignorato, perché ci potremmo trovare nelle condizioni di dover ridurre drasticamente il numero di trasporti che finora abbiamo garantito».
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